Origene
Origene (185–232) nacque ad Alessandria d'Egitto da genitori cristiani di lingua greca, grande filosofo cristiano fu scrittore generoso anche se, per umiltà, non alluse quasi mai a se stesso nelle sue opere. Eusebio di Cesarea gli dedicò molto spazio nel sesto libro della Storia Ecclesiastica. Di lui si trova traccia nelle opere di Gregorio Taumaturgo, nelle controversie tra Sofronio Eusebio Girolamo e Tirannio Ruffino, in Epifanio di Salamina ed in Fozio I di Costantinoipoli.
Discepolo di Clemente Alessandrino, gli fu affidata la preparazione dei catecumeni. In quell'epoca avvenne la sua autoevirazione, che egli compì forse per un estremo rigore morale.
Fu poi allievo di Ammonio Sacca, a lui si deve la riorganizzazione della famosa Scuola di Alessandria d'Egitto (Didaskaleion), da cui si allontanò nel 232 in seguito ad accuse d'eresia, ritirandosi a Cesarea, dove fondò un'importante scuola teologica. Subì il martirio sotto Decio. Il suo pensiero abbraccia i massimi problemi intorno a cui si andava formando la filosofia cristiana e li elabora secondo categorie platoniche e neoplatoniche, opponendosi alle forti correnti gnostiche del suo tempo, sostiene la trascendenza divina.
Fondamentale è l'impostazione filologica del suo sistema teologico che si sviluppa dal commento minuzioso della Scrittura, intesa come composita espressione della Verità con preciso scopo didattico da parte dello Spirito: Origene vi distingue un senso somatico (interpretazione letterale, di tipo storico), un senso psichico (interpretazione parenetico-morale) e un senso pneumatico (interpretazione allegorica). Questi tre gradi costituiscono il cammino progressivo che innalza l'uomo fino a Dio, manifestando il valore salvifico della Bibbia. Tale metodo esegetico, unito alle sue principali concezioni teologiche, passò ai padri cappadoci del sec. IV ed è rimasto una struttura portante per tutta la storia della Chiesa orientale.
Origene incorse tuttavia in affermazioni eretiche che furono condannate dal Concilio ecumenico di Costantinopoli (553). Della sua vastissima opera, pervenutaci solo in parte e in versione latina, si ricordano il Contra Celsum (8 libri), il De Principiis, i commenti parziali a Giovanni e a Matteo, alcune Omelie (in greco) e l'Esapla, edizione sinottica del Vecchio Testamento.
Espulso da Alessandria per intrighi tramati contro di lui, Origene fissò la sua dimora a Cesarea in Palestina, dove insieme al suo protettore ed amico Teotisto il vescovo che lo aveva consacrato sacerdote, fondò una scuola e fu presto circondato di discepoli. Il più famoso di questi fu Gregorio Taumaturgo, che con il fratello Apollodoro, seguì i corsi di Origene per cinque anni. L'età non ostacolò la sua attività: scrisse il Contra Celsum ed il Commentario su San Matteo, le persecuzioni contro di lui a lungo andare gli impedirono la continuazione dei suoi lavori. Origene fu imprigionato e torturato barbaramente, ma il suo coraggio non venne meno nella sua prigionia, da dove scrisse lettere che trasmettono lo spirito dei martiri (Eusebio, Historia Ecclesiastica, VI, XXXIX). Morì, probabilmente per le sofferenze patite, all'età di 69 anni (Eusebio, Historia Ecclesiastica, VII, I). Fu sepolto con tutti gli onori come confessore della Fede.
Pochi autori furono fecondi come Origene. Epifanio stimava in 6.000 il numero delle sue opere, sicuramente considerando separatamente i diversi libri di un'unica opera, le omelie, le lettere, ed i suoi più piccoli trattati (Haereses, LXIV, LXIII).
Durante la sua vita, Origene con i suoi scritti, i suoi insegnamenti, ed i rapporti interpersonali esercitò un'enorme influenza.
Firmiliano, suo discepolo, si nutrì per molto tempo della sua cultura con una lunga frequentazione (Eusebio, Historia Ecclesiastica, VI, XXVI; Palladio, Hist. Laus., 147).
Alessandro di Gerusalemme, suo allievo alla scuola catechetica era suo amico (Eusebio, VI XIV), come il vescovo Teotisto di Caesarea che lo ordinò sacerdote (Fozio, Cod. 118). Berillo Bosta gli fu profondamente legato, il Patriarca di Alessandria, che era stato suo allievo e successore alla scuola, gli dedicò il trattato Sulla Persecuzione (Eusebio, VI il XLVI) e alla notizia della sua morte scrisse una lettera di encomi (Fozio, Cod. 232). Gregorio Taumaturgo gli dedicò un entusiasta panegirico.
Dopo la morte, la sua notorietà continuò a crescere, Panfilo compose con Eusebio una Apologia di Origene in sei libri, dei quali, solo il primo è stato conservato in una traduzione latina da Rufino (P. G., XVII 541-616). Origene ebbe molti apologisti i cui nomi ci sono ignoti (Fozio, Cod. 117 e 118). I successivi direttori della scuola seguirono le sue orme, Didimo il Cieco compose un'opera che spiegava gli insegnamenti contenuti nel De Principiis (Girolamo, Adv. Rufin., I, VI). Atanasio non esitava a citarlo (Epist. IV ad Serapion., 9 e 10)
L'ammirazione per il grande alessandrino si espanse fuori dall'Egitto, Gregorio Nazianzeno con Basilio Magno pubblicò con il titolo di Philocalia, un volume contenente brani selezionati del maestro. Nel suo Panegirico di San Gregorio Taumaturgo, Gregorio di Nissa chiamava Origene "principe della cultura cristiana del III secolo" (P. G., XLVI 905).
A Cesarea in Palestina l'ammirazione dei dotti per Origene divenne una passione. Panfilo scrisse la sua Apologia; Euzoio trascrisse le sue opere su pergamena (Girolamo, De Viris Illustribus, XCIII); Eusebio le catalogò attentamente e ne fece grande uso. I latini non furono meno entusiasti dei greci.
Origene era molto amato, ma anche avversato, tra le voci discordi: Metodio di Olimpo, vescovo e martire, compose molte opere contro Origene, fra cui un trattato Sulla Risurrezione del quale Epifanio riporta un lungo estratto (Haereses, LXVI, XII-LXII), Eustazio di Antiochia criticò il suo allegorismo (P. G., XVIII 613-673). Anche Alessandro di Alessandria non gli risparmiò i propri attacchi, se possono aver credito le voci di Leonzio di Bisanzio e l'imperatore Giustiniano. Ma i suoi avversari più significativi furono gli eretici: Sabelliani, Ariani, Pelagiani, Nestoriani, Apollinaristi.